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La visione della società del Seicento di Alessandro Manzoni PDF Stampa E-mail
Scritto da Chiara Avanzato   
Venerdì 28 Ottobre 2011 16:08

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Il realismo manzoniano è una delle rivoluzioni più grandi che la letteratura borghese abbia apportato alle opere successive.

I protagonisti dei Promessi Sposi non sono più personaggi stereotipati ed estranei al periodo storico e alla società in cui vivono, bensì personalità uniche e parte integrante del proprio contesto socio-storico.

"Al centro della storia stanno i due popolani [...], naturalmente in quella rappresentazione vasta [...] debbono penetrare anche i grandi, i personaggi illustri[...]; ma vi entrano in funzione subordinata, come le ombre che hanno il compito di delineare e porre in rilievo le zone in luce".

 

 

Questo è ciò che sostiene Sapegno sul "Ritratto di Manzoni ed altri saggi", tuttavia solo quattro anni dopo, Ulivi lo contraddice ne "Il romanticismo e Alessandro Manzoni": "Il ricco come il povero, il potente come l'umile, hanno cittadinanza, diremmo, alla pari, nel mondo manzoniano".

Ulivi è forte delle considerazioni che lo stesso Manzoni esprime nelle "Osservazioni sulla morale cattolica". Egli sostiene che la religione, che secondo lui è indispensabile, è utile ai ricchi come ai poveri. Infatti "Vi voleva una religione che comandasse la moderazione agli uni e la pazienza agli altri".

La visione della religione e soprattutto della Provvidenza nei Promessi Sposi, viene ad essere fondamentale per capire la concezione politica manzoniana che di conseguenza si riflette sulla sua visione della società.

Manzoni infatti è convinto che la coincidenza tra virtù e felicità che, a differenza di quanto crede inizialmente Lucia, è negata su questa terra, sarà pienamente raggiunta nella vita ultraterrena. E' dunque completamente esclusa, ed a tratti condannata, una presa di coscienza ed una conseguente lotta armata degli umili con il fine di creare una nuova società ostile agli aristocratici.

Non solo! Baldi nel "Cattolicesimo e ragione borghese" sottolinea come egli "Guardi invece con paura ed avversione le riforme di tipo giacobino ed egualitario".

Un'opinione più estremista come quella che esprime Gramsci nella "Letteratura e vita nazionale" viene dunque ad essere più degna di nota. Egli afferma che il compatimento scherzoso manzoniano viene ad essere assimilabile a quello che la Chiesa ha nei confronti del popolo: "Condiscendenza benevola, non di medesimezza [uguaglianza] umana". Cioè come dice Moravia in "Manzoni o l'ipotesi di un realismo cattolico", "Non dimentica un solo momento che è il padrone".

In sostanza nonostante sia riconosciuto a Manzoni l'importanza della scelta degli umili come protagonisti di un grande romanzo, egli rimane purtroppo fortemente ancorato ad una vecchia e controproducente visione conservatrice.

Documenti:

Al centro della storia stanno i due popolani, i «promessi sposi», la cui esistenza passerebbe su questa terra inavvertita, senza lasciarvi traccia, se essi non finissero proprio per caso, e senza volerlo, a capitar fra i piedi dei grandi e dei prepotenti e ad inciampare così nelle loro trappole. 
Naturalmente, in quella rappresentazione vasta e complessa di un periodo storico visto nei suoi riflessi umani e quotidiani, debbono penetrare anche i grandi, i personaggi illustri, i rappresentanti dei ceti e degli ordini privilegiati; ma vi entrano, come è giusto, in funzione subordinata: o per antitesi, come le ombre che hanno il compito di delimitare e porre in rilievo le zone di luce; ovvero come elementi di sostegno e di conforto del concetto che regola la rappresentazione nel suo complesso, in quanto si tratti di potenti che s'adeguano al mondo degli umili e si mettono al loro servizio

  • Ulivi, Il romanticismo e Alessandro Manzoni
  • Gramsci, Letteratura e vita nazionale

«Il carattere aristocratico del cattolicismo manzoniano appare dal compatimento scherzoso verso le figure di uomini del popolo (ciò che non appare in Tolstoi), come fra Galdino (in confronto di frate Cristoforo), il sarto, Renzo, Agnese, Perpetua, la stessa Lucia [ ... ] i popolani, per il Manzoni, non hanno vita interiore, non hanno personalità morale profonda; essi sono animalie il Manzoni è benevolo verso di loro proprio della benevolenza di una cattolica società di protezione di animali [ ... ] niente dello spiritopopolare di Tolstoi, cioè dello spirito evangelico del cristianesimo primitivo. L'atteggiamento del Manzoni verso i suoi popolani è l'atteggiamento della Chiesa Cattolica verso il popolo: di condiscendente benevolenza, non di immediatezza umana [ ... ] vede con occhio severo tutto il popolo, mentre vede con occhio severo i più di coloro che non sono popolo; egli trova magnanimitàalti pensierigrandi sentimenti, solo in alcuni della classe alta, in nessuno del popolo [ ... ] non c'è popolano che non venga preso in giro e canzonato [ ... ] Vita interiore hanno solo i signori: fra Cristoforo, il Borromeo, l'Innominato, lo stesso don Rodrigo [ ... ] L'importanza che ha la frase di Lucia nel turbare la coscienza dell'Innominato e nel secondarne la crisi morale, è di carattere non illuminante e folgorante come ha l'apporto del popolo, sorgente di vita morale e religiosa nel Tolstoi, ma meccanico e di carattere sillogistico [ ... ] il suo atteggiamento verso il popolo non èpopolare-nazionale ma aristocratico»

  • Baldi, Manzoni, Cattolicesimo e ragione Borghese

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Ultimo aggiornamento Venerdì 28 Ottobre 2011 16:55
 
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